Azioni e obbligazioni tornano a muoversi nuovamente di pari passo, la loro correlazione è tornata ad essere direttamente proporzionale. Ciò ha innescato agitazione tra gli investitori attenti al mercato, dando vita ad una riflessione sulle implicazioni che questo comporta per i portafogli di investimento.
La correlazione fra azioni obbligazioni adesso direttamente proporzionale.
Per gran parte del 21° secolo, I titoli del Tesoro a 10 anni hanno mantenuto una correlazione inversamente proporzionale rispetto agli indici azionari. La maggior parte degli investitori ha negli anni fatto proprio il principio per il quale detenere nel proprio portafoglio un mix bilanciato di azioni e obbligazioni fosse un modo ottimale per gestire al meglio i fattori di rischio.
Dallo scorso anno, tuttavia, questa correlazione si è invertita in modo significativo. Infatti, entrambi gli asset hanno subito un calo significativo, facendo crollare il valore dei portafogli 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni), portando molti analisti a rivedere il principio secondo il quale le obbligazioni sono un ottimo diversificatore all’interno di un portafoglio. Queta inversione di tendenza sta influenzando positivamente gli acquisti di oro da investimento come asset diversificatore e riserva di valore. Infatti, l’oro al contrario delle obbligazioni, ha mantenuto una correlazione inversamente proporzionale con il mercato azionario.
Un possibile circolo vizioso
Secondo alcuni analisti, esiste la possibilità che tutto questo possa alimentare un circolo vizioso. Infatti, adesso che la correlazione azioni/obbligazioni è direttamente proporzionale, e gli investitori si stanno rendendo conto che questo è un problema per limitare il fattore di rischio dei portafogli, le obbligazioni potrebbero subire un’ulteriore perdita.
In altri termini, adesso che i mercati obbligazionari sono sotto pressione a causa delle aspettative sulla diminuzione dei tassi o delle preoccupazioni sul bilancio federale e sull’offerta di debito, le dinamiche di correlazione possono esasperare le ricadute.
Un simile cambiamento nella psicologia degli investitori non avviene da un giorno all’altro. Ma più a lungo la correlazione azioni/obbligazioni rimane direttamente proporzionale, maggiore sarà la probabilità che questo entri definitivamente nella psicologia degli investitori.
Prospettive sulla correlazione fra azioni e obbligazioni.
In molti portafogli, il principale rapporto di protezione è sempre stato quello inversamente proporzionale tra azioni e obbligazioni. Nello specifico, nei periodi di ribasso del mercato azionario, ci si aspetta che le obbligazioni balzassero in avanti riuscendo a compensare almeno in parte le perdite. Ma come dicevamo da quest’anno abbiamo assistito ad un calo di entrambi i mercati, Azionario e obbligazionario. Questa proporzione diretta ha reso il rapporto tra azioni e obbligazioni, che precedentemente era stato il principale elemento di mitigazione del rischio di molti portafogli, un ulteriore fattore di rischio, questo fatto ha messo ovviamente in difficoltà molti portafogli multi-asset.
Per comprendere le ragioni per le quali la correlazione sia diventata direttamente proporzionale occorre riflettere sulle ragioni per le quali solitamente questa correlazione era invece inversa.
Se il mercato azionario perdesse valore per via del deterioramento delle congiunture economiche, ci si aspetterebbe come di fatto sta accadendo, un taglio dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, al fine di stimolare la domanda e dare nuovo impulso all’economia. È stata quasi sempre quest’aspettativa che ha generato la correlazione inversa. Infatti, un peggioramento delle prospettive economiche risultava negativo per il mercato azionario, ma è positivo per i titoli di stato che venivano considerati fra i migliori beni rifugio. Anche davanti ad na riduzione dei tassi.
Quali sono le alternative?
Tuttavia, questa relazione fra azioni e obbligazioni non funziona se le banche centrali si trovano contemporaneamente a far fronte alle pressioni inflazionistiche, come sta avvenendo nel contesto attuale. Nel 2022 e 2023 l’aumento dei tassi di interesse da parte delle Banche centrali per far fronte alla forte spinta inflazionistica ha reso molto appetibili i titoli di stato. In questo caso, le banche centrali si sono trovate a dover scegliere se tagliare i tassi (in risposta al peggioramento delle prospettive economiche) o alzarli (in risposta all’aumento dell’inflazione).
Ma oggi la situazione si è modificata e, a fronte del susseguirsi delle riduzioni dei tassi di interesse da parte delle banche centrali, molti investitori stanno abbandonando le obbligazioni per puntare su asset di protezione dei portafogli che offrano anche un miglior rendimento come l’oro.
Molte delle dinamiche che, negli anni passati, hanno contribuito a contenere l’inflazione, come i fenomeni di globalizzazione, stanno iniziando a perdere di rilevanza.
Questo provoca un rialzo generale dell’inflazione. Di conseguenza, è prevedibile che le banche centrali saranno costrette ad affrontare un compromesso tra crescita e inflazione, cui non assistono da decenni. Stiamo infatti assistendo al momento ad una inversione di tendenza che ha portato ad una riduzione dei tassi, se pur controllata, anche davanti ad un’inflazione che stenta a raggiungere i livelli prefissati. Questo porterà nel prossimo futuro ad una maggiore probabilità di episodi di correlazione direttamente proporzionale tra azioni e obbligazioni.
In che modo possono far fronte a questo contesto gli investitori?
Le obbligazioni possono ancora offrire protezione durante gli shock inflazionistici, ma è chiaro che davanti ad una riduzione dei tassi non potranno andare oltre la protezione dall’inflazione senza offrire rendimenti maggiori. Ci saranno anche momenti in cui non riusciranno a garantire la protezione del portafoglio che ci si aspetta.
Si tratta quindi di integrare il ruolo protettivo delle obbligazioni, non di sostituirlo. Questo obiettivo si può ottenere aggiungendo allocazioni strutturali alle esposizioni difensive, come oro da investimento in monete o lingotti. Ricordiamo sempre che l’oro è un asset che presenta il più basso tasso di volatilità e che negli ultimi 10 anni ha mantenuto un rendimento medio annuo superiore all’8%, posizionandosi fra gli asset non azionari con il maggiore rendimento.
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