Salviamo il nostro potere d'acquisto

a cura di Confinvest F.L.

Salviamo il nostro potere d'acquisto

In questo primo semestre 2017 stiamo assistendo ad un ritorno dell'inflazione a livello globale. Sia negli USA che in Europa che in UK post Brexit, i dati fanno emergere ormai un trend invertito per quanto riguarda questo indicatore della perdita di potere d'acquisto del denaro.

Un incremento dell'inflazione vuol dire per tutti un aumento dei prezzi (conseguente ad un aumento della massa monetaria in circolazione). Ma significa solo questo? Vediamo il reciproco, cioè un incremento dell'inflazione significa che il denaro di ognuno di noi ha perso potere d'acquisto: oggi serve una quantità maggiore di euro o dollari per comprare la stessa quantità di un determinato bene rispetto allo scorso anno.

Da molti, in particolare dalla stampa mainstream, questo ritorno dell'inflazione è visto come un bene, come qualcosa per cui si è combattuto negli ultimi anni a suon di trilioni di massa monetaria stampata dal nulla.

Noi di Confinvest non crediamo che questo sia un bene. Perché è giusto che il risparmio di ognuno di noi debba essere punito? Perché è giusto che il risparmio faticosamente preservato venga svilito e depauperato di una parte del potere d'acquisto?

Nel corso degli ultimi 10 anni per far fronte alla più grande crisi finanziaria globale i banchieri centrali hanno stampato trilioni di massa monetaria. Dollari, euro, yen, sterline, franchi svizzeri, hanno inondato i mercati finanziari proiettando in orbita l'azionario, l'obbligazionario e tutte le asset class. Inizialmente non si era visto un incremento dei prezzi nell'economia reale come tutti si sarebbero aspettati. L'inflazione si era fermata nei soli mercati finanziari. I prezzi erano saliti solo sugli asset finanziari.

Ora, in questi inizi 2017, la spinta inflativa sta andando sulle commodities, questo ha un effetto più tangibile sui prezzi dell'economia reale in quanto i fattori produttivi ne sono immediatamente coinvolti: i costi per le materie prime aumentano e con essi i prezzi di vendita dei prodotti finiti che si scaricano sul consumatore. Questo a nostro avviso è un primo inizio della furia inflativa.

Immaginate una grande diga, la più grande del mondo, e chiamiamola "mercati finanziari". Questa diga nel corso degli ultimi 10 anni ha accumulato miliardi (anzi trilioni ossia miliardi di miliardi) di litri di acqua. L'acqua è il denaro, sarà un caso che in inglese si accenna sempre al cash "flow" (flusso di liquidità)? Ecco in questi primi mesi del 2017, questa diga, i mercati, ha cominciato ad avere delle perdite, delle infiltrazioni stanno permettendo a questo flusso enorme di liquidità di uscire dalla diga. Le commodities sono state il fattore scatenante che, se non tenuto a bada, rischia di provocare una rottura della diga e di riversarsi in maniera impetuosa sull'economia reale con un impatto devastante sulla stabilità dei prezzi.

Qualora questa visione catastrofica si realizzasse, immediatamente i risparmi di ciascuno di noi tenuti in denaro liquido (contante e depositi) subirebbe un taglio del potere d'acquisto. Anni di risparmi si volatilizzerebbero realmente. Ciò nominalmente non cambierebbe il saldo del conto corrente, ma la quantità di cose che potreste acquistare con il medesimo importo subirebbe una diminuzione importantissima.

Per evitare di vedersi sottrarre e privare del potere di acquisto si deve ricorrere all'allocazione del risparmio in specifiche asset class capaci di preservare il valore. In particolare, c'è una corsa generalizzata a tutte le attività liquide e scarse. L'oro è il re di queste attività. Ha tutte le stesse proprietà del denaro con la differenza che la quantità è definita e limitata.

Qualcuno potrebbe obiettare che, ad esempio, anche gli immobili in genere preservano il valore reale. La differenza sostanziale è nella loro caratteristica di non essere immediatamente "liquidi" ed avere importanti costi di gestione nonché una tassazione ricorrente.

In definitiva in scenari inflativi, quando il denaro cartaceo perde continuamente di valore, una validissima alternativa è il Denaro (con la D maiuscola): l'oro! Non si svaluta e non si svilisce. La storia millenaria di questa moneta ci permette di affermare che nel medio e lungo periodo nessun asset risk free (senza rischio) permette di mantenere il potere di acquisto.

Questa riflessione vi permetterà di affrontare lucidamente i prossimi scenari inflattivi che si stanno delineando. Essere preparati ed evitare la tosatura inflativa è un dovere per chiunque voglia preservare il proprio risparmio dagli esperimenti economico/monetari di questi ultimi anni.

L'oro è passato, in qualche decennio, ad essere prima una garanzia sulle passività delle banche centrali (che emettono moneta, banconote) e poi ad essere un asset anti inflazione (a difesa della perdita di potere di acquisto delle monete) per poi, ai giorni nostri, diventare una delle tante attività finanziarie su cui investire.

Le enormi quantità di moneta stampate da diversi anni a questa parte nel mondo, il debito mondiale che in una decina d'anni è più che triplicato, il fatto che le monete (dollaro in particolare) non diano più garanzie con riserve in Oro, fanno si che l'investimento in questo asset abbia assunto pian piano altre funzioni.

Unito ad un qualsiasi asset di investimento contribuisce ad abbassarne efficacemente il rischio sistematico.

Ecco perché, avvicinandosi la fine del Q.E. e con l'aumento dei tassi mondiali (già in corso) potremmo trovarci di fronte ad uno shock sul debito (e conseguente necessità di svalutazione della moneta fiat) con grande vantaggio delle quotazioni dell'oro, considerato un buon bene rifugio.

Nel mondo, oggi, c'è una consistente richiesta di oro nelle sue declinazioni di fisico e monetato che tende ancora a crescere ed i valori correnti sono considerati un buon prezzo di acquisto con concrete possibilità di rivalutazione.

La compravendita di oro (monete e lingotti) è oggi esente IVA – legge 7/2000. Dal 1984 Confinvest FL fornisce giornalmente le quotazioni di settore ai più importanti quotidiani italiani. Opera con i più importanti private banking, anche con convenzioni bancarie e direttamente con risparmiatori ed investitori.

L'operatività d'intermediazione diretta (acquisto di materiale aureo monete e lingotti) è gestita in maniera trasparenze con liquidazioni immediate a mezzo assegni circolari o bonifici e senza alcuna commissione.

(Confinvest F.L. - 21 giugno 2017)

 

Gioielli sterline oro
 

Quotazioni monete d'oro
del

Fonte: Confinvest domanda offerta
Sterlina (v.c.) € 250.00 € 270.00
Sterlina (n.c.) € 252.40 € 271.00
Sterlina (post 74) € 252.40 € 271.00
Marengo Italiano € 200.00 € 215.15
Marengo Svizzero € 197.20 € 215.05
Marengo Francese € 197.00 € 215.00
Marengo Belga € 197.00 € 215.00
Marengo Austriaco € 195.75 € 215.00
20 Marchi € 248.00 € 267.00
10 $ Liberty € 525.60 € 573.00
10 $ Indiano € 530.20 € 594.00
20 $ Liberty € 1060.00 € 1125.20
20 $ St. Gaudens € 1080.00 € 1150.00
4 Ducati Austria € 474.10 € 510.00
100 Corone Austria € 1048.10 € 1132.20
100 Pesos Cile € 630.00 € 679.00
Krugerrand € 1070.00 € 1155.00
50 Pesos Messico € 1289.50 € 1393.00

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PESO E DIMENSIONI DELLA STERLINA D'ORO

Peso e dimensioni della Sterlina d'Oro

Nome: Gold Sovereign
Paese: Gran Bretagna
Peso: 7,9881 g
Spessore: 1,52 mm
Diametro: 22,05 mm
Titolo: 22 kt (91,67%)
Peso in oro: 7,3224 g

La Sovrana d'Oro
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